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Cosí inizia la storia di uno che ha mollato tutto…

27 mar

Pubblicato da OcchioPidocchio in Europa

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Lasciare è un po come rinunciare, decidere di fare a meno di qualcosa che si conosce per avventurarsi in territori sconosciuti. Marco osservava il monitor del pc: incoscenza e piena cosapevolezza si sfiorano e si confondo quando si inizia un nuovo cammino.
Prezzo finale del tragitto Roma – Madrid, sola andata, 29 euro, con un piccolo bagaglio a mano del peso massimo di 10 kg. Soluzione ideale per chi le cose ingombranti, pensieri compresi, vuole lasciarle a casa.
Marco era cambiato parecchio ultimamente e aveva cominciato a credere nel destino; molte volte le persone lottano e si impegnano per raggiungere un obbiettivo e non ci riescono mentre altre senza il minimo sforzo e senza intenzione arrivano dove non volevano o immaginavano. Sembrava esserci una mano invisibile che capricciosamente poteva farti procedere, respingerti o inchiodarti a terra.
Le cose non giravano bene e Marco non era l’unico a soffrirne, la sua pareva una generazione senza futuro, senza certezze e senza sogni. Le grandi ideologie non esistevano piú, cosí come la voglia di cambiare il mondo; il punto era sopravvivere, arrangiarsi, adattarsi e tirare avanti. La rivoluzione era lontana perchè il popolo arrabbiato, annebbiato, manipolato o conformista non era affamato; il pane non mancava, ma le speranze di poter vivere delle proprie capacitá, dei propri meriti, della propria creativitá erano svanite da un pezzo.
Se nascevi nella famiglia giusta i tuoi problemi si riducevano di molto; gli studi, il lavoro, la casa e i viaggi non ti sarebbero mancati; l’affetto, l’educazione, la dedizione e la caparbietá invece non erano ereditabili. I figli dei notai erano pronti a prendere il posto dei padri,  e lo stesso valeva per i medici, i politici, gli architetti, e gli artisti di vario tipo.
A tutti gli altri non restava che lanciarsi nella mischia, e lottare metro dopo metro. Era la storia di sempre: i poveri a fare la guerra tra di loro e i ricchi spartendosi il potere e la ricchezza godendosi lo spettacolo.
La televisione peró, malgrado tutto, continuava a dipingere famiglie felici, padri in giacca e cravatta accompagnando i figli a scuola e mamme preparando il caffè.

Stava divagando, come gli capitava spesso ultimamente. Si concentró di nuovo sullo schermo e si accorse che la sua mano era cosí sudata da sembrare quasi incollata al mouse. Era ora di provare a prendere in mano il suo futuro cosí Marco clicco per effettuare l’acquisto e in pochi secondi apparse la schermata con il suo biglietto. Era fatta, o forse era appena iniziata.

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Io non sono felice, voi?

14 nov

Pubblicato da OcchioPidocchio in Società e Politica Italia

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L’Italia è divisa: ci sono quelli che lanciano coriandoli, slogan e caroselli degni di un mondiale vinto ai calci di rigore; e poi c’è chi rende onore e omaggio alla ritirata dell’intrepido condottiero che, per senso di responsabilitá, ha abbandonato le redini del paese.
Io provo sollievo per l’uscita di scena di Berlusconi, ma non me la sento proprio di festeggiare. Il Cavaliere ci ha lasciato, dopo quattro legislature e diciasette anni, un paese disfatto, senza credibilitá né dignitá. Ma se siamo al bordo del collasso finanziario la colpa non é di Berlusconi ma di un Parlamento occupato dai suoi adepti e da un’opposizione impalpabile. Ma forse, i veri responsabili sono i milioni di italiani che non hanno saputo o voluto scegliere una strada diversa da una politica fatta di populismo, condoni, ingiustizie e vecchie ideologie.
Cos’abbiamo da gioire ora? Il paese è allo stremo e quelli che, con politiche sciagurate, ci hanno portato sul baratro scaricano le loro responsabilitá e caricano le loro speranze sulle spalle di un senatore a vita last minute chiamato, in fretta e furia, a fare il miracolo. D’altronde nel nostro paese le cose sembrano doversi risolvere sempre ricorrendo ai miracoli: nel 1994 Berlusconi prometteva risollevarci con un nuovo miracolo italiano en el 2011 è la volta di Monti che sará tenuto in pochi mesi a salvarci dal default.
E i responsabili della rovina economica, sociale ed etica dell’Italia dove sono? La risposta è sotto gli occhi di tutti, sono afferrati alle loro poltrone e delegano la responsabilitá di misure drastiche e impopolari al tecnico salvatore che fará il lavoro che, per anni, hanno scelto di non svolgere. E come se non bastasse alcuni parlamentari, nonostante lo spread alle stelle e il default dietro l’angolo, continuano a promuovere miseri interessi di partito e a chiedere elezioni anticipate. Questi signori, ancora una volta, dimostrano di essere degli squallidi burattini sprovvisti di qualsivoglia senso di responsabilitá verso il proprio paese e i suoi cittadini.
Mi auguro che Monti abbia il coraggio e la forza per scuotere l’Italia con riforme profonde ed esemplari. Per troppi anni ci hanno illuso di essere forti, sani e furbi e noi, per ingenuitá o comoditá, l’abbiamo creduto. Ora che l’Europa ci ha svegliato e ha interrotto i nostri sogni di grandezza, non vedo spazio che per lacrime e sangue. L’Italia ha bisogno di politiche dolorose, di cittadini piú consapevoli e responsabili e di una nuova classe dirigente.

Non sará facile, quindi: non ci resta che piangere, e affidarci al tecnico..

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Madrid Vs Barcelona

9 set

Pubblicato da OcchioPidocchio in Società e Politica Spagna

1 commento

MVSB Madrid Vs Barcelona Questo non è un post calcistico, almeno non completamente. Ultimamente quando si parla della rivalitá e delle differenze tra Madrid e Barcellona ci si riferisce alle infinite sfide tra due delle migliori squadre di futbol del mondo. Il Madrid, fisico e aggressivo, contro il Barca, spettacolare e convincente.
Calcio a parte, molti italiani in procinto di emigrare in Spagna giocano la loro personalissima partita tra queste due cittá cosí diverse e affascinanti. Io stesso, prima di imbarcarmi sul low cost che mi portó a Madrid, ho soppesato fino alla fine le due possibilitá. Malgrado inizialmente avessi scelto la capitale catalana, qualche settimana prima di lasciare l’Italia cambiai opinione e optai per Madrid.
Entrambe le cittá, turisticamente, sono una meta obbligata. Rappresentano due delle innumerevoli facce di un paese variegato e differenziato come la Spagna.
Barcellona, secondo un recente studio UBS, risulta piú cara di Madrid; inoltre gli abitanti della cittá catalana percepiscono un salario medio minore rispetto ai madrileni. Chiaramente si tratta di considerazioni interessanti ma che non possono condurci a una valutazione oggettiva sulla migliore meta per un italiano in fuga. Personalmente credo che le differenze sostanziali tra le due cittá non siano tanto economiche, bensí culturali e ambientali.
Andiamo per ordine. La prima, e piú scontata, differenza è “la playa“. Barcellona offre la possibilitá di un bagno rinfrescante nelle sue acque tutt’altro che cristalline mentre durante la bollente estate madrilena l’unica salvezza sono le affollate, ma piú che dignitose, piscine municipali. A Madrid si sente maledettamente l’assenza del mare e di tutto ció che una spiaggia, anche se urbana, ti permette: passeggiare, fare sport o semplicemente godersi la brezza e rilassarsi. Altro punto, secondo me, a favore di Barcellona è il clima decisamente piú dolce e meno estremo rispetto a Madrid.
Dopo questa premessa climatico-geografica  la scelta tra Madrid e Barcellona sembrerebbe scontata. Ma c’è dell’altro.
Uno degli incubi piú ricorrenti per lo straniero in procinto di trasferirsi a Barcellona è la lingua catalana. Il tema è delicato perchè  una fetta del popolo catalano, violentemente perseguitato durante il franchismo, ha sviluppato una certa inflessibilitá riguardo la necessitá di mantenere e proteggere la lingua catalana. Molto spesso politiche “discutibili” e  nazionaliste hanno promosso misure che, agli occhi di buona parte degli spagnoli, sembrano discriminatorie. Un esempio su tutti:  per poter superare un qualsiasi concorso pubblico in Cataluña è necessario conoscere la lingua catalana. Risultato: una madrileno o un sivigliano non godono a Barcellona delle stesse possibilitá che un autoctono. Detto questo, molti cittadini di Barcellona riescono a sopravvivere, lavorare ed integrarsi pur non parlando il catalano. Considero, peró,  che per inserirsi 100% socialmente e professionalmente a Barcellona è consigliabile imparare il catalano.
Altro aspetto che, a mio parere, differenzia profondamente Madrid e Barcelona è lo stile di vita di molti degli abitanti che le popolano. Il madrileno, generalmente, vive di piú “en la calle” ossia in strada; tavolini e bar di Madrid sono frequentati sette giorni su sette. Inoltre l’offerta di locali notturni della capitale spagnola è ineguagliabile cosí come l’infinita disposizione dei madrileni a “tomar algo” cioè a bere qualcosa..sempre e comunque. Barcelona, nonostante sia una delle cittá europee piú vivaci, non offre altrettante possibilitá. La mia impressione è che, a prescindere dalle minori possibilitá, la vita a Barcellona viaggi a ritmi piú simili a quelli di un cittadino francese che all’andatura forsennata di Madrid.
Barcellona, in fin dei conti, risulta piú europea e meno spagnola che Madrid. La capitale, invece, conserva tratti tipici e, se vogliamo, stereotipati dello stile “tipically spanish”.
Concludo questo post con una riflessione: qualsiasi straniero appena arrivato a Madrid si trasforma in un madrileno. Sentirsi ed essere trattato da catalano richiede, indubbiamente, piú tempo.
Io per il momento ho scelto Madrid, ma ogni volta che, per lavoro o per diletto, mi sposto a Barcelona le mie certezze scricchiolano paurosamente.

P.S. le riflessioni di cui sopra si basano sull’esperienza personale, i racconti di tanti connazionali e qualche “plausibile” generalizzazione.

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Ma chi me lo fa fare?

30 ago

Pubblicato da OcchioPidocchio in Società e Politica Italia

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Stanotte torno a scrivere. Sarà per la sindrome Righeira o forse per l’insonnia ma ultimamente mi immergo in amare considerazioni sulla mia professione.
Oggi che dopo una lunga lotta in patria, un esilio volontario in Spagna e una rispettabile gavetta mi ritrovo lì dove sognavo di arrivare, inaspettatamente mi domando: ” ma chi me lo fa fare? ne varrà la pena?”. A prima vista queste domande potrebbero sembrare frutto di una giornata storta o di una crisi degna del più cupo pessimismo cosmico leopardiano. Ma così non è.
Volente o nolente, io giornalista televisivo, con le mie interviste contribuisco a spettacolarizzare un evento, meglio se efferato, violento o drammatico. Per quanto mi sforzi di realizzare reportage completi e rigorosi il mio lavoro trasformerà storie e persone in carne ed ossa in personaggi che per qualche minuto vivranno sullo schermo per poi scomparire nuovamente e tornare nell’oblio.
Per fare il reporter d’attualità o di cronaca devi dimenticare che c’è un mondo che vive in pace e dedicare il tuo tempo, le tue energie e la tua attenzione all’altra parte: quella dei manifestanti caricati dalla polizia, della discriminazione razzista e machista, della violenza, della morte e del dolore.
E’ possibile che decida di dare una sterzata e lasciar perdere le inchieste così come il sogno di un’informazione completa e di servizio. Purtroppo, noi giornalisti tv, spesso, siamo solo degli squallidi ingranaggi sotto scacco. Vittime e complici della società dello spettacolo a tutti i costi, della realtà che sembra un reality.
Giorno dopo giorno lotto per cercare di rendere il frammento d’informazione che costruisco, il più accurato possibile. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto che non è, e non sarà facile resistere.

Al momento resto in trincea, ma non escludo una virata verso altre strade. A volte una volta giunti alla tanto agognata cima, ci si rende conto che, in fondo, non si vede l’ora di tornare a valle.

Dopo un post così nero, cerco di rianimarmi un pò con Proietti. Buenas noches a todos

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Parliamo di rivoluzione

4 giu

Pubblicato da OcchioPidocchio in Società e Politica Italia

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Sono state settimane di elezioni locali e amministrative, tanto in Italia come in Spagna. E, come capita spesso ultimamente, sembra che i due paesi siano davanti a uno specchio. Gli specchi hanno l’enorme virtú di riflettere la nostra immagine, ma anche l’antipatico vizio di invertirne una parte.
Negli ultimi anni Italia e Spagna si sono tristemente rispecchiate l’una nell’altra per colpa della crisi economica, la speculazione impresariale e le istanze anti-casta. Entrambi i paesi sono alle prese con governi logorati da un consenso mai cosí sottile e da un popolo raramente cosí scontento. Ma le differenze continuano ad esserci, e come.
Il “Partido Socialista Español” è allo sbando, additato come il colpevole del tracollo economico di un paese che si era abituato a vivere nel benessere e la pace sociale. L’inconcludente “Partido Popular” ha trionfato nelle elezioni locali da poco celebrate martellando gli elettori con il tema della crisi e della disoccupazione. La Spagna politica ha, quindi, chiaramente alzato la mano destra.
In Italia, invece, la mano “politica” sollevata è quella sinistra. Dopo anni di dominio berlusconiano, gli italiani, in un inaspettato atto di ragionevolezza hanno castigato il re e tutti i suoi vassalli, valvassini e valvassori. Resta ora da scoprire se i miei amati compatrioti resisteranno alle tentazioni dell’ozio, dell’ignavia e dell’imminente stagione balneare e si recheranno a votare per il referendum. Io faccio parte di quel misterioso collettivo chiamato italiani all’estero e, grazie all’inattesa solerzia dei servizi consolari, ho gia votato tracciando le mie quattro croci, sigillando le psichedeliche schede in busta chiusa e spedendo il tutto a chi di dovere. Sono ottimista, come da tempo non lo ero.
Per concludere in bellezza l’ardita metafora dello specchio, non posso esimermi dal tracciare un parallelo tra la crescita del movimento cinque stelle e la rivoluzione spagnola predicata dagli “indignados”. La necessitá di istituzioni piú trasparenti, la lotta alla corruzione, l’esigenza di una democrazia diretta ed efficace e la lotta all’oligarchia dei maxi-partiti accomunano i due movimenti. Le differenze tra i due movimenti, peró, saltano all’occhio. “Los indignados” sono un universo che racchiude una moltitudine di pianeti, associazioni e collettivi cementatisi attraverso le reti sociali; sono tutti leader, teste pensanti e pezzi imprescindibili del puzzle. Il movimento cinque stelle, invece, ruota intorno a un predicatore, e non lo dico in senso dispregiativo, che diffonde le linee guida e monopolizza l’immagine mediatica. Questo è il limite ma anche la forza del movimento di Grillo che, grazie alla veemenza del suo capostipite, oltre che a quella delle sue proposte, si è ritagliato uno spazio piú che dignitoso nei comuni italiani.
Gli “indignados”, al momento, sono “solamente” rappresentanti di un popolo numeroso ed eterogeneo. Nel corso dei giorni hanno perso progressivamente concretezza, appoggio e, soprattutto, sono ancora alla ricerca di un programma realistico a medio termine. Un segnale forte, una bella speranza e il sogno di una spanish revolution…ma in attesa di ulteriori sviluppi.

Molti, in Italia e in Spagna, sognano una rivoluzione

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    Sono un reporter italiano in esilio volontario a Madrid. Il mio primo amore fu la radio. Attualmente realizzo reportage di investigazione, inchieste e telecamere nascoste per la televisione spagnola.
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